"C'è più semplicità e vita in una cellula staminale di quanta non immaginiamo"

Cellule staminali cordone ombelicale: 20.000 campioni conservati in una biobanca pubblica da buttare!

29-07-2013

Questo post é stato scritto da Luana Piroli

isfLa notizia l’ha pubblicata l‘agenzia Ansa e riguarda la biobanca pubblica di Sciacca (Agrigento).

Secondo il Centro Nazionale Sangue le cellule staminali da sangue del cordone ombelicale donate da 20.000 famiglie sono state conservate in cattive condizioni e pertanto dovranno essere buttate. Per chi come me si batte ogni giorno per non disperdere la preziosa riserva di salute che ogni cordone ombelicale porta con sé, questa è una notizia che fa indignare e rafforza la convinzione che c’è ancora molto da fare.

Partiamo dal contesto. La biobanca pubblica di Sciacca è una delle 19 biobanche che operano in Italia. E’ una struttura tecnologicamente all’avanguardia, per la quale sono stati investiti fondi elevati. Fondi provenienti dalle casse dello Stato e pertanto dalle tasse di ogni cittadino.

Le 19 biobanche pubbliche operanti in Italia conservano 3100 campioni l’anno su 565.000 nascite: solo lo 0,6% E’ un numero insignificante se pensiamo che nel 2009 sono stati stanziati dallo Stato 10 milioni di euro per il potenziamento della donazione e per la realizzazione della rete di biobanche. Diciamo che sono stati spesi male.

Ma quali sono gli standard di qualità di riferimento? Per operare il requisito essenziale è l’accreditamento FACT Netcord, la certificazione internazionale che assicura sull’accettazione dei campioni in ogni centro trapianti del mondo.

InScientiaFides ha ottenuto l’accreditamento FACT nel 2012; solo 3 delle biobanche pubbliche che operano in Italia lo possiedono e fra queste ovviamente non c’è la biobanca di Sciacca, diversamente oggi non ci troveremmo nella condizione di buttare ben 20.000 campioni.

Come possiamo permettere che accada questo, chi chiederà scusa a quei genitori che hanno creduto nel sistema sanitario e hanno donato il sangue cordonale, con un grande gesto solidaristico?

Sostengo da anni la necessità di una regolamentazione chiara, una presa di posizione legislativa che imponga il rispetto degli standard agli enti sanitari del settore. Significherebbe rispetto per le famiglie che attraverso un grande gesto di solidarietà, la donazione, si affidano a loro. Significherebbe rispetto verso i pazienti che sono in attesa di ricevere un campione dal registro della donazione. La responsabilità di questi enti sanitari non deve essere limitata solo perché al momento della donazione le famiglie perdono la proprietà del campione: anzi, hanno una responsabilità ancora maggiore, quella verso la collettività.

E poi, una domanda: nel mondo ci sono 180 biobanche, oltre il 10% di queste sono in Italia; servono davvero 19 biobanche oppure ne basterebbero 3, ma efficienti?

Personalmente sono convinta che con un numero congruo di strutture si riuscirebbe a ottimizzare il sistema, all’insegna dell’efficienza.

Come? Per esempio attraverso un sistema di logistica che permetta di raccogliere i campioni in tutta Italia, nel rispetto dei tempi stabiliti dalle linee guida che prevedono di crioconservare i campioni entro 48 ore dalla nascita. E’ possibile, noi lo dimostriamo ogni giorno. I campioni conservati presso la nostra biobanca provengono da tutta Italia e sono conservati mediamente entro 36 ore dalla nascita.

Le cellule staminali contenute nel sangue cordonale sono importantissime, lo dice la ricerca ogni giorno, lo rilanciano i successi delle terapie innovative, lo stesso Parlamento Europeo chiede di incrementare i numeri della raccolta (attraverso la conservazione autologa o la donazione!).

Un fatto gravissimo come quello di Sciacca non può lasciare immutata la situazione, non possiamo permetterci che queste riserve di salute vengano buttate per mancanza di conoscenza, di competenze o a causa di controlli superficiali.

C’è spazio per agire insieme, attivando un dialogo costruttivo, a vantaggio della salute dei cittadini.

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