"C'è più semplicità e vita in una cellula staminale di quanta non immaginiamo"

cellule staminali cordone ombelicale: serve collaborazione fra pubblico e privato

27-08-2013

Questo post é stato scritto da Luana Piroli

Buongiorno!

Con qualche giorno di ritardo, poiché in queste settimane d’agosto mi sono dedicata alla straordinaria esperienza di educazione sanitaria che abbiamo fatto al Meeting di Rimini, dove insieme alla Fondazione InScientiaFides abbiamo incontrato migliaia di persone (nella foto lo stand della Fondazione InScientiaFides20130820_140518) alle quali abbiamo raccontato il meraviglioso mondo delle cellule staminali, le loro potenzialità terapeutiche e lo stato di avanzamento della ricerca scientifica, vorrei esprimere un pensiero su una notizia apparsa il 16 agosto scorso sul web.

Il Dott. Pietro Manzi (Direttore Medico di Presidio Azienda Ospedaliera Universitaria Senese) ha promosso una petizione per la donazione del cordone ombelicale, spronando – super sintetizzo, ma la notizia estesa la potete leggere cliccando qui – il Governo italiano a destinare i soldi incassati dai ticket prelevati alle coppie che decidono di effettuare la donazione autologa, ad azioni volte a promuovere la donazione eterologa a fini solidaristici del sangue cordonale.

Mi pare un po’ complicato, ma in linea generale plaudo a tutto quello che si pensa per incrementare la raccolta di staminali cordonali, per evitare che finiscano fra i rifiuti come sostanzialmente accade ora.

Annoto il tono – ahimè consueto – che viene riservato a chi si occupa di raccogliere staminali cordonali ai fini della conservazione. I termini sono i soliti: inutile, costoso, fuorviante, ecc.

Ci siamo abituati, ma non ci scoraggiamo e continuiamo la nostra battaglia di civiltà per sostenere la libertà dell’individuo di compiere una scelta consapevole.

Una battaglia non di chiacchiere, ma di fatti concreti, compresi sostanziosi investimenti destinati alla conoscenza e all’educazione, ma anche al finanziamento di progetti di ricerca.

Vorrei comunque aggiungere alcune informazioni, che magari possono essere utili al Prof. Manzi.

1.Le biobanche pubbliche in Italia sono 19, non 15. Un numero sproporzionato, basta guardare cosa accade nei Paesi evoluti, dove riescono a fornire servizi all’altezza con meno di 5 strutture. Tanto spreco genera purtroppo inefficienza e quel che è accaduto di recente alla nuova e costosa biobanca pubblica di Sciacca (20.000 campioni donati e mal conservati sono finiti nel bidone dei rifiuti) è un segnale assai preoccupante, oltre che un fatto di gravità inaudita.

2.Conservare ha un costo, certo, e definirlo alto o basso è del tutto relativo. Come sempre (la sanità pubblica non può sfuggire a questa logica di verifica dell’efficienza perché spende soldi dei cittadini!) bisogna valutare il servizio ottenuto in cambio, di quale livello, con quali garanzie di sicurezza. Oggi in Italia una donazione ha un costo per il sistema pubblico di una cifra forse cinque volte (e sono cauta) superiore a quella sostenuta dal privato per la conservazione. Ognuno tragga proprie conseguenze.

3.L’Unione Europea richiama i Paesi membri a fare molto di più per informare i cittadini sulle opzioni in campo: donazione e conservazione. Non è quello che si chiede in questa petizione.

4.Ultima osservazione: sostenere l’inutilità della conservazione è sintomo di poca conoscenza di ciò che accade nel mondo scientifico e nella quotidianità. Invitiamo tutti coloro che hanno dubbi a contattarci per un confronto, oppure a frequentare le tante occasioni di incontro personale che favoriamo nel corso dell’anno.

 

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