"C'è più semplicità e vita in una cellula staminale di quanta non immaginiamo"

Morbo di parkinson e cellule staminali

13-05-2014

Questo post é stato scritto da Luana Piroli

"We're open" signIl morbo di Parkinson sembra colpire solo una popolazione di cellule localizzate nel cervello. Lo sapevate?Questa scoperta facilita l’utilizzo di un trapianto di cellule staminali, ed a questo proposito, numerosi studi si stanno compiendo per ridurre gli esiti di questo morbo decisamente impattante sulla vita delle persone colpite e delle famiglie coinvolte.

Tra questi studi vi è l’utilizzo di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale, mie grandi amiche!

Gli studi dimostrano come le cellule staminali mesenchimali ottenute da sangue cordonale abbiano la medesima capacità, delle cellule staminali mesenchimali ottenute da midollo osseo, di differenziarsi in neuroni dopaminergici, aprendo così la possibilità di utilizzare cellule con una più facile reperibilità – in quanto il prelievo da sangue del cordone ombelicale è una procedura semplice, indolore – unica ed irripetibile.

Il trapianto in topi affetti da Parkinson di cellule staminali mesenchimali ottenute da sangue cordonale porta a miglioramenti sia dal punto di vista neuroprotettivo che neurogenerativo.

Al termine della sperimentazione si sono osservati notevoli aspetti positivi dovuti alla capacità delle cellule staminali mesenchimali da sangue del cordone ombelicale di migrare nell’area lesionata del cervello a livello della substantia nigra e di differenziare in neuroni dopaminergici; inoltre non sono state riscontrate anomalie tumorigeniche a seguito del trapianto di tali cellule. Grande traguardo per i ricercatori.

Non si può certo ancora parlare di “una nuova cura”, ma indubbiamente si sta intraprendendo un percorso di studi interessante e promettente che presenta ampi margini di progresso (Xiong et al., 2010)

Posso concludere che grandi aspettative sono riposte nell’utilizzo delle cellule staminali per il trattamento di tale patologia.

Vista la localizzata area del cervello colpita dalla neurodegenerazione (Substatia Nigra) si pensa infatti, di poter trapiantare le cellule direttamente nell’area danneggiata o in zone limitrofe.

Ma .. per comprendere meglio la importanza della ricerca, dobbiamo spiegare cosa è il Morbo di Parkinson?

Il Morbo di Parkinson (PD) è una malattia neurodegenerativa, ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.

La patologia si manifesta sia in individui maschi che femmine, generalmente in età avanzata (55-60 anni) ma si riscontrano casi anche di morbo giovanile.

Nei pazienti affetti da Parkinson, vi è una morte prematura dei neuroni dopaminergici presenti nella substantia Nigra dei Gangli della base.

La forma manifesta della patologia è il noto movimento incontrollato e tremore degli arti anche se oggigiorno gli stati patologici vengono individuati in una triade cardine della malattia: tremore – rigidità – acinesia. Il progredire incontrastato del danno neuronale porta ad altri evidenti sintomi come disturbi della parola, della scrittura e posturali (anche nota come camptocormia).

Sebbene il deterioramento intellettivo non rappresenti un elemento tipico del quadro clinico delle fasi precoci della malattia, la demenza appare come uno degli esiti più frequentemente riscontrabili nelle fasi tardive.

Ancora oggi non si conoscono le reali cause scatenanti di tale patologia. Vi sono diverse ipotesi e teorie (alcune delle quali ora confermate da risultati scientifici concreti) che hanno indicato come fattori di rischio: cause genetiche, esposizione a sostanze tossiche, traumi e stress ed anche fattori autoimmuni.

Il morbo di Parkinson è certamente una patologia che ha un impatto forte non solo per il paziente ma anche per la famiglia.

 

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