"C'è più semplicità e vita in una cellula staminale di quanta non immaginiamo"

Nessun uomo è un’isola che basta a se stesso

29-07-2015

Questo post é stato scritto da Luana Piroli

Nessun uomo è un’isola che basta a se stesso (Jhonne Donne)

Le mie riflessioni di oggi ruotano attorno a questa frase.isolamento_cellulari

Una frase che mi ha sempre colpita e che ho ritrovato in un libro interessantissimo che sto studiando “Adesso basta. Ascoltami!” di Francesco Berto e Paola Scalari.

(Ho conosciuto gli autori attraverso Gino Pagliarani che descrive il loro lavoro “Parole di Bambino” nel volume 11 di “Educazione Sentimentale – Puer-cultura e formazione”)

Viviamo in un mondo governato dall’individualismo, dove i protagonisti sono i propri interessi, dove non esistono sguardi ed il riconoscimento passa troppo spesso attraverso un torna conto personale.

La bellezza della relazione, del riscoprirsi attraverso lo sguardo dell’altro dove è finita?

Tutti troppo presi da quel tempo che sembra sempre di corsa, lo sguardo verso i cellulari, un tweet o un whatsapp e la relazione si conclude.

Ma … noi non siamo fatti per stare da soli e da soli siamo solo una parte di quello che potremmo essere.

Nella prefazione del libro Aurelia Galletti descrive un tema a me caro il PUER: “… quel bambino interno, l’elemento creativo, la capacità progettuale del soggetto, è il bambino reale con cui il mondo degli adulti, immemore della propria infanzia, sembra non essere in grado di entrare in relazione, è tutti i bambini del mondo, quelli che ne rappresentano il futuro.”

Entrare in relazione, ascoltarsi, comprendere … sembra essere diventata la cosa più difficile da gestire.

Io mi rendo conto molte volte di perdere moltissime emozioni della mia vita, mi manca il tempo per affrontare i miei pensieri e confrontarli con le persone che condividono assieme a me le giornate,  quindi perdo quella relazione feconda che porta i pensieri a diventare generativi di nuove idee: l’incontro con l’altro. 

Nel capitolo COMPRENDERE Francesco e Paola descrivono un passaggio meraviglio “Le numerose domande che mi avete posto per aiutarvi a comprendere come mai i bambini e i ragazzi non accettano i limiti distruggendo in questo modo le loro vite, mi hanno sollecitato a chiedermi: Forse è perchè i piccoli di oggi sono estranei ai confini entro i quali si dipana la loro esistenza?”

Francesco e Paola ci invitano a pensare assieme all’inizio ed alla fine della nostra vita per ricercare il senso del vivere entro i confini.

E si domandano: “Quali sono le emozioni che accompagnano i bambini nei primi momenti di vita? Perchè piangono quando vengono separati dal corpo della madre? “

“I bimbi ci comunicano continuamente a modo loro, il bisogno di essere riconosciuti, di venire accettati nella loro originalità, di essere cioè amati per quello che sono e non per quello che si vorrebbe essere … non per come l’adulto li desidera.”

Un tema molto forte quello del riconoscimento: essere riconosciuti per quello che siamo e non per quello che la società ci spinge ad essere.

Vittime o carnefici del nostro tempo?

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.