"C'è più semplicità e vita in una cellula staminale di quanta non immaginiamo"

Mieloma multiplo: trapianto con cellule staminali proprie rimane la terapia valida

04-07-2016


Questo post é stato scritto da Luana Piroli

trapianto_autologo_staminali_mielomaNe parlano in occasione del recente Convegno  dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Il trapianto autologo, ovvero con cellule staminali proprie, è risultato associato a un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) se confrontato con il regime VMP, cioè la combinazione di bortezomib, melfalan e prednisone, nell’insieme della popolazione studiata”, ha detto Michele Cavo, direttore dell’Istituto di Ematologia e Oncologia Medica L. A. Seragnoli all’Università degli Studi-Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna.

Lo studio EMN02/H095 MM ha coinvolto 1266 pazienti con non più di 65 anni ai quali era stato da poco diagnosticato un mieloma multiplo. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a 3-4 cicli della terapia di induzione con la combinazione bortezomib-ciclofosfamide-desametasone, seguita dal trattamento con la sola ciclofosfamide a un dosaggio compreso fra 2 e 4 g/m2, in aggiunta al G-CSF per mobilizzare le cellule staminali del sangue periferico. La soglia per la raccolta ottimale di cellule staminali è stata fissata in 2 x 106 di cellule CD34+.

Ricordo che le CD34+ sono le cellule staminali emopoietiche che si trovano nel midollo osseo e nel sangue cordonale.

Cellule speciali che vengono già utilizzate per oltre 70 patologie ed hanno la capacità di rigenerare l’area danneggiata dalle cellule impazzite che determinano la patologie.

IL trapianto autologo (con cellule staminali proprie) è una strada sicura come  dimostra questo importante lavoro scientifico.

*fonte http://www.pharmastar.it/?cat=22&id=21873

Parkinson al via la sperimentazione con le staminali mesenchimali al policlinico di Milano

07-06-2016


Questo post é stato scritto da Luana Piroli

Symptoms-of-Parkinsons-DiseaseLe cellule staminali in ambito rigenerativo rappresentano un campo di valutazione molto interessante.

Le malattie neurodegenative ne sono un esempio ed a questo proposito sta per partire a Milano il primo studio clinico al mondo che sperimenta l’uso di cellule staminali mesenchimali per trattare una forma di Parkinson tra le più gravi e legata a una malattia molto rara, la paralisi sopranucleare progressiva.

Le persone che presentano questa sindrome hanno in media un’aspettativa di vita di sette anni dal momento in cui si manifesta e di quattro anni dal momento in cui viene diagnosticata. 

A condurre il progetto di ricerca sarà Gianni Pezzoli, direttore del Centro Parkinson di Milano e il neuroradiologo Maurizio Isalberti della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Verranno arruolati 20 pazienti: dieci riceveranno le cellule staminali, altre dieci un placebo.

Le cellule staminali mesenchimali saranno prelevate dal midollo osseo dei pazienti stessi – trattamento autologo –  

Le cellule mesenchimali sono presenti in tutti i tessuti e sottostanno ad alcuni processi di riparazione, l’idea è sfruttare questo loro ruolo fisiologico indiretto per proteggere il tessuto cerebrale che circonda il danno e rallentare, di conseguenza, la malattia –  spiega il Dott. Pezzoli - Non si può essere certi che le cellule si fermeranno nel posto giusto ma, in base alle conoscenze accumulate finora, ci sono buone probabilità che questo accada. “Stiamo seguendo una via che ci sembra la più naturale possibile. Le cellule mesenchimali sono già presenti nel cervello e vengono già utilizzate dai tessuti danneggiati. Noi intendiamo potenziare questo processo”.

*Fonte http://www.galileonet.it/2011/04/parkinson-al-via-la-sperimentazione-con-le-staminali/

Ictus e cellule staminali mesenchimali: nuove prospettive terapeutiche


Questo post é stato scritto da Luana Piroli


ictus-clinica-sintomi-cardiotool-415x260Gary Steinberg della Stanford University School of Medicine
ha presentato i risultati del suo studio sull’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali in alcuni pazienti colpiti da ictus.

Lo studio è stato condotto su 18 pazienti (età media 61 anni), per la maggior parte dei quali era trascorso più di un anno dall’ictus, tutti con disabilità motorie gravi: alcuni non riuscivano a camminare, altri a muovere le braccia.

In questi pazienti i ricercatori hanno osservato quale effetto potesse avere l’iniezione nel cervello di cellule staminali mesenchimali, più precisamente nei pazienti sono state introdotte cellule SB623, tecnicamente preparazioni staminali prelevate dal midollo osseo.

Le staminali mesenchimali sono un tipo di staminali adulte, che possono differenziarsi in diversi tipi cellulari.

In seguito dell’intervento gli scienziati hanno monitorato strettamente i pazienti osservando il recupero sin dal primo mese dopo l’iniezione.

I miglioramenti hanno portato ad una riacquisizione della capacità di deambulare (dati clinicamente osservati e misurati) a un anno e a due anni dalla iniezione.

Mentre non sono stati rilevati sostanziali effetti collaterali, se non mal di testa principalmente imputabili all’intervento stesso più che all’iniezione delle cellule staminali, e temporanei vomito e nausea.

Notevole, conclude il ricercatore Gary Steinberg, anche  che i benefici siano stati osservati indipendentemente dalla età dei pazienti o dal grado di gravità del danno iniziale.

Sarà necessario allargare lo studio ad altri pazienti per avere dati più affidabili e confermare la procedura applicativa.

Dal sito http://www.pazienti.it/blog/ictus-speranza-06062016 riporto la testimonianza:

Una paziente di Long Beach, in California, Sonia Olea Coontz di 36 anni (nella foto), nel 2011 aveva avuto un ictus e, saputo della sperimentazione, si è subito offerta come volontaria. Entusiasta ha dichiarato che dopo l’iniezione delle cellule il suo braccio destro e la sua gamba destra hanno ricominciato a funzionare: “E’ stato come se si fossero risvegliati”, ha dichiarato la ragazza. Costretta all’uso della sedia a rotelle, ora si sente rinata.

L’esperimento verrà esteso ad altri 156 pazienti, speranzosi di ritornare come prima dell’attacco di ictus. Non si parla di una vera e propria guarigione, ma di sicuro è un passo avanti per tutte quelle persone che si trovavano costrette su una sedia a rotelle o risultava loro difficile ogni minimo movimento.

Le staminali mesenchimali si trova nel tessuto da cordone ombelicale, nel midollo osseo, nel sangue cordonale, nel tessuto adiposo.

*fonte http://www.galileonet.it/2016/06/ictus-promesse-dalle-staminali-mesenchimali/